Il visconte che mi amava – Secondo finale

 La mia triduzione del secondo finale del libro “Il visconte che mi amava” di JULIA QUINN 

 

 Maggio 1829

 

 Kate camminava svelta sul prato, guardandosi spesso dietro le spalle per essere certa che suo marito non la stesse seguendo. Quindici anni di matrimonio le avevano insegnato una cosa o due, e  lei sapeva benissimo che lui seguiva ogni sua mossa. Ma lei era astuta, ed era determinata, e soprattutto sapeva

che per una sterlina, il valletto di Anthony poteva inventare dei meravigliosi incidenti fittizzi. Questi incidenti riguardavano sempre il guardaroba di Anthony e a volte comprendevano macchie di marmellata, altre volte misteriosi buchi causati da infestazioni di ragno e tarme, a Kate non importavano i dettagli, li lasciava volentieri al valletto, l’importate era il risultato, cioè che Anthony venisse distratto abbastanza a lungo da permetterle di portare avanti i suoi piani.

 

 “E’ mia, tutta mia,” sussurrò diabolica mentre sorrideva e apriva la porta. “Miiiiia”.

La mazza nera, la mazza della morte sarebbe stata sua, solo sua. Le venne quasi da ridere mentre scostava la coperta che copriva tutte le mazze. Tra poco sarebbe stata tra le sue mani—

 

 “Stai forse cercando questa?”

 

 Kate si voltò e vide Anthony, incorniciato dalla porta, che sorrideva diabolico con la mazza della morte in mano.

 

 “Tu…Tu…”

 

 Una delle sue sopracciglia si alzò. “Non sei mai stata molto brava con le parole, quando sei molto in collera.”

 

 “Come hai…?”

 

 “L’ho pagato 5 sterline.”

 

 “Hai dato a  Milton 5 sterline?” Buon Dio, era praticamente il suo stipendio annuale.

 

 “E’ molto più economico che non rimpiazzare tutti i miei vestiti,” ribattè con un cipiglio.“Ho saputo che quest’anno si sarebbe trattato di marmellata.”

 

 Kate adocchiò con desiderio la mazza nera.

 

 “La partita è tra tre giorni,” disse Anthony con un sorriso soddisfatto, “e ho già vinto.”

 

 Kate non lo contraddisse. Gli altri Bridgertons potevano pensare che la partita annuale di Pall Mall iniziasse e finisse in una giornata, ma lei e Anthony sapevano bene che non era così.

 

 Lei era riuscita ad imposserssarsi della mazza per tre anni di fila, e non gli avrebbe permesso di batterla nemmeno quest’anno.

 

 “Arrenditi, mia cara,” la prese in giro Anthony . “Ammetti la sconfitta e tutti saremo più felici.”

 

 Kate sospirò.

 

 Anthony la gusrdò con sospetto.

 

 Kate portò la mano alla scollatura dell’abito.

 

 Anthony strabuzzò gli occhi.

 

 “Fa caldo qui dentro, non credi?” gli chiese lei con voce dolce e morbida e roca.

 

 “Tu piccola imbrogliona,” mormorò lui.

 

 Lei abbassò l’abito dalle spalle, sotto non indossava nulla. Non era stupida, sapeva che anche il migliore dei piani poteva fallire e si era vestita di conseguenza. L’aria era fredda e sentì i suoi capezzoli contrarsi. Anthony si avvicinò e alzò una mano ad accarezzarle un seno.

 

 Kate mugolò, ben sapendo che lui impazziva per i suoi mugolii. Anthony sorrise e le strinse un capezzolo. Ma era ancora in controllo, troppo in controllo. Abbassò la testa e portò le labbra sul capezzolo per poi iniziare a succhiare. Kate smise di respirare e di fingere “Oh!”.

 

Lui si staccò da lei e poi si allontanò, si allontanò fino alla porta. Mentre Kate rimase immobile tentando di riprendere fiato.

 

 “Ah, se potessi ritrarre questo momento,” le disse. “Appenderei il quadro nel mio ufficio.”

 

 Kate rimase a bocca aperta.

 

 Anthony alzò la mazza nera in trionfio. “Arrivederci, mia cara.” E uscì, solo per rimettere la testa dentro e dire “Ricopriti o rischi di prendere freddo. Non vorrai certo perderti la partita di dopodomani?”

 

Era stato fortunato, pensò poi Kate, che lei non fosse stata abbastanza lucida da poter prendere una della palle da Pall Mall e lanciarla verso quel suo bel muso. Anche se probabilmente la palla avrebbe avuto la peggio contro la sua testa dura.

 

**

Il giorno dopo

 

 C’erano veramente poche occasioni, pensò Anthony, così soddisfacenti come la completa sconfitta della propria moglie. Dipendeva dal tipo di moglie, naturalmente, ma visto che lui aveva scelto di sposare una donna intelligente e astuta, in questo momento si sentiva un dio.

 

Anthony gustò il suo tè nel suo ufficio, sospirando di piacere mentre osservava la bellissima mazza nera. Adorava quella mazza. Era infantile e irrazionale, ma l’adorava. Dopotutto gli ricordava il giorno in cui si era innamorato. Non che lui se ne fosse reso conto allora, e nemmeno Kate, ma Anthony credeva fermamente che il giorno della partita a Pall Mall avesse segnato il loro destino.

Kate mandò nel lago la sua palla. Dio, che donna. Grazie a lei gli ultimi quindici anni erano stati meravigliosi.

Ogni anno organizzavano la partita a Pall Mall, con tutti i giocatori di quindici anni prima, Anthony, Kate, Edwina, colin Daphne e suo marito Simon. E quest’anno lui aveva la mazza della morte e Kate no. La sua vita era veramente perfetta.

 

**

Il giorno dopo ancora

 

 

 “Kaaaaaaaaaaate!”

 

 Kate alzò gli occhi dal libro che stava leggendo.

 

 “Kaaaaaaaaaaate!”

 

 Anthony era entrato nella stanza ansante e visibilmente alterato.

 

 “Dov’è?” le chiese.

 

 Lei lo fissò calma “Siediti caro. Mi sembri agitato. E non sei più giovane come una volta.”

 

 “Kate…” iniziò ad urlare. “Il mio ufficio era chiuso a chiave!”

 

 “Davvero?”

 

 “E solo io ho la chiave.”

 

 “Ne sei certo?”

 

 Lui spalancò gli occhi.“Hai fatto fare un’altra chiave?”

 

 “Sono tua moglie, non dovrebbero esserci segreti tra noi, non credi?”

 

 “Dov’è la mazza?”

 

 Lei alzò gli occhi al cielo. “Chissà.”

 

 “Kate!”

 

 Lei iniziò a canticchiare. “Chissà chi lo sa, chissà .”

 

 “Donna…” Lui la fissò furioso e avanzò verso di lei.

 

 Kate iniziò a sentirsi lievemente agitata.

 

 “Ti legherò al letto,” la minacciò lui.

 

   “Oh, per l’amor di Dio, smettela di fare i bambini!” disse una nuova voce dall’ingressa.

 

 Kate e Anthony si voltarono.  Colin era entrato nella stanza e li osservava disgustato.

 

 “Colin,” disse Anthony quasi ringhiando.

 

 Colin alzò un sopracciglio e mostrò loro cosa teneva in mano. “Credo che tu stessi cercando questa .”

 

 Kate lo fissò a bocca aperta. Colin aveva la mazza nera. “Come hai—”

 

 Colin accarezzò la mazza “Credo proprio di avere già vinto.”

 

**

Sul campo da gioco

 

 “Non è giusto che tocchi sempre a te di collocare le porte,” si lamentò Daphne.”

 

 “E’ giusto dannazione, dopotutto il campo è mio,” le disse Anthony.

 

  “C’è qualche possibilità che tu possa trattenerti dall’imprecare in presenza delle signore?” chiese Simon, il marito di Daphne.

 

 “Non è una sognora, è mia sorella,” disse Anthony.

 

 “E’ mia moglie.”

 

 “Ma era mia sorella prima.”

 

 Simon si voltò verso Kate. “Come riesci a sopportarlo?”

 

 “E’ un talento raro.”

 

 Colin si fece avanti con in mano la mazza nera. “Cominciamo?”.

 

 Simon spalancò la bocca. “La mazza della morte?”

 

 “Sono molto astuto,”disse Colin.

 

 “Ha comprato la mia cameriera,” si lamentò Kate .

 

 “Tu hai comprato il mio valletto,” puntualizzò Anthony.

 

 “Anche tu!”

 

 Daphne si voltò verso Colin “Quanto le hai dato?”

 

 “Dieci sterline.”

 

 “Sei pazzo?” commentò Anthony.

 

 “Tu ne hai date cinque al valletto,”gli ricordò Kate.

 

 Il gioco iniziò. Per primo, come tradizione, Simon colpì la sua palla con forza e raggiunse quasi la prima porta. Per secondo toccava ad Anthony . Lui colpì la palla con ancora più forza del Duca e superò la mandò quindi ancora più lontano.

 

“Peccato.”commentò Kate. “E’ umidiccio laggiù. Ho rovesciato del tè, molto tè, vicino a quell’albero, inavvertitamente, naturalmente. Purtroppo ogni anno tu tiri sempre verso quel punto.”

 Anthony digrignò i denti

 

 Colin aveva tirato e anche Daphne. Da lontano arrivò la voce di Colin. “Tocca a te Kate.”

Kate colpì la palla, che fini dritta dritta nella pozzangherà di tè”

Anthony sospirò felice. C’era giustizia al mondo dopotutto.

 

 

 Venti minuti dopo Kate era indietro di almeno tre porte rispetto agli altri ed era tutta inzaccherata di fango.

 

 

 “Oh, Kate ,”la compatì Edwina.

 

 “Non dire altro,” le abbaiò Kate.

 

 “In fondo sei stata tu ha fare la pozzanghera”

 

“Tu sei mia sorella.”

“Sì, ma tengo al fair play.”

“Non c’è fair play nel giocare a Pall Mall. Dov’è Anthony”.

“Lo vuoi veramente sapere? All’ultima porta”

“L’ha già passata?”

“No, credo gli manchino due colpi per farlo.”

“Bene.” Lei non avrebbe vinto ormai, ma nemmeno lui doveva vincere.

 

    

 Anthony stava sorridendo soddisfatto. Solo due colpi e avrebbe vinto, quanso ecco giungere vicino alla sua la palla di Kate.

“Cosa ci fai qui? La terza porta è nell’altra direzione”

“Ormai io ho perso, ma forse posso ancora fare un bel colpo.”

 

Tutto il gruppo si era riunito intorno a loro. “Abbiamo già tirato tutti, tocca a te Anthony”

Anthony tirò la palla, e fece un buon tiro. Tutti tirarono di nuovo e poi fu il turno di Kate.

“Sarebbe un gesto romantico se ti permettessi di vincere,” gli disse Kate.

 

 “Oh, non è una questione di permessi, ho già vinto ,” ribattè Anthony

 

 “Risposta sbagliata,” disse lei. E Colpì la sua palla, che andò a colpire di lato la palla di Anthony, che finiì su per la collinetta e poi giù per la collinetta e fuori dal campo. Kate lanciò un urlo di vittoria.

 

 “Me la pagherai,”disse Anthony. Dopo di che si direse verso la palla della moglie. E prese la mira.

“Non è il tuo turno e quella non è la tua palla.” Urlò Kate.

 

 “Davvero?” e colpì la palla della moglie, mandandola dritta dritta nel lago.

 

 “Non è sportivo!”si lamentò Kate

 

 Lui le sorrise “Quel che è giusto è giusto”

 

 “Ora devi tirarla fuori,”ribattè lei.

 

 “Sei tu quella ricoperta do fango che ha bisogno di un bagno.”

 

 Daphne rise e poi chiamo gli altri per riprendere il gioco. Anthony e Kete, ormai fuori gara non li seguirono.

 

 “Brillante gioco quest’anno.”

 

 “Già,” disse lui. “La pozzanghera era un’idea geniale.”

 

 “Già, lo pensavo anch’io,”gli rispose Kate. Poi si guardò gli abiti “Sono tutta sporca,” si lamentò.

 

 “Il lago è laggiù,” le disse Anthony.

 

 “Ma è freddo.”

 

 “Un bagno caldo, allora?”

 

 Lei gli sorrise seduttiva. “Ti unisci a me?”

 

 “Certamente.”e prendedola sottobraccio la condisse verso casa.

 

  Kate interruppe il silenzio dopo pochi secondi, “Vincerò io l’anno prossimo.”

 

 “Lo credi tu.”

 

 “No, vincerò. Ho parecchie idee e strategie.”

 

 Anthony rise e si chinò a baciarla. “Anche io ho delle idee e molte strategie.”

 

 “Non stiamo più parlando di Pall Mall, vero?”

 

 “No.”

 

Lei gli gettò le braccia al collo e poco prima di baciarlo sospirò—

 

 “Bene.”